Questione maschile e difesa della famiglia

In che modo si intrecciano e si compenetrano le tematiche della questione maschile con la crisi ed il declino della famiglia naturale?
Si può cercare di tratteggiare, brevemente, alcuni elementi di riflessione, con riserva di ampliarne i contenuti in via successiva.
Anche ad uno sguardo appena superficiale dei fatti storici, appare con grande evidenza che entrambe le questioni sono consequenziali ai mutamenti nel rapporto tra i sessi indotti dal rivendicazionismo femminista militante e dalle politiche sociali che da quello hanno tratto alimento, nel corso degli anni settanta, in materia di divorzio, aborto e, più in generale, in tema di diritti e libertà civili.
Sarebbe appena il caso di ricordare, come fa giustamente un articolo di Guglielmo Piombini, pubblicato su Il Domenicale del 28 luglio 2007, ma visibile anche a questo link, le parole d'ordine di quel periodo agitato e contraddittorio, quando l'icona del femminismo S. De Beauvoir affermava apoditticamente che "...nessuna donna dovrebbe essere autorizzata a stare a casa per allevare i bambini, perché lasciandogli questa libertà troppe donne farebbero la scelta sbagliata"; come se esistessero scelte giuste e sbagliate dotate di validità universale e non si tratti, piuttosto, di scelte personali e soggettive.
O quelle della femminista americana Ellen Willis che scriveva, nel 1981, su The Nation: "il femminismo non riguarda solo una questione o un gruppo di questioni, ma è l’avanguardia di una rivoluzione dei valori culturali e morali. L’obiettivo di ogni riforma femminista, dalla legalizzazione dell’aborto alla promozione degli asili-nido pubblici, è quello di demolire i valori della famiglia tradizionale".
Ma la famiglia non è stato, evidentemente, l'unico bersaglio della rivoluzione femminista:
"Il femminismo radicale - scrive ancora Piombini - ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità. Molte università occidentali prevedono dei corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei Paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono sistematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile. Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile, e vivono in uno stato permanente di colpevolezza".

Il femminismo della prima ora - quello che si ritiene superato e defunto - ha dunque, in realtà, raggiunto il proprio obiettivo dichiarato, ormai già da diverso tempo; demolizione della famiglia e demolizione della dignità maschile corrono su binari paralleli.
Come abbiamo già visto in prima battuta e osservato in un altro momento, gli esiti di questa rivoluzione sotterranea e nascosta,  frutto di un'elaborazione intellettuale di poche a nome di tutte, stanno nelle cifre del disagio familiare contemporaneo, in quelle delle sempre più frequenti patologie della maternità e nella disgregazione di fatto della famiglia contemporanea che rappresenta un chiaro sintomo del successo ottenuto dal femminismo rispetto alle prospettive rivoluzionarie da cui prendeva le mosse.
Analogo discorso può essere fatto per le patologie dell'identità maschile, vittima di un identico disorientamento generalizzato.
Il processo di ri-omologazione femminile all'interno di uno stereotipo ideologicamente determinato si è nutrito, a tutti gli effetti, di una falsificazione della realtà naturale costitutiva dell'identità individuale, così come di quella della famiglia.
 
In linea di continuità con quelle premesse deve, oggi, aggiungersi l'ulteriore elemento di destabilizzazione familiare rappresentato dalle pressanti richieste di riconoscimento giuridico del c.d. "matrimonio omosessuale", che appare sostanzialmente finalizzato a consolidare l'ideologia di genere, con tutti i suoi guasti e le sue forzature di senso, nel panorama culturale ed istituzionale del nostro Paese, nonché espressione di quella stessa manipolazione delle coscienze che origina e trae il proprio slancio dalla rifondazione in chiave femminista della cultura dominante.
Commentando la nota, recente sentenza sfavorevole della Corte Costituzionale, investita della questione "matrimonio omosessuale" da tre giudici veneziani, A. Vitale scrive sul sito ragionpolitica.it un articolo di cui è opportuno evidenziare, per coerenza con le tesi politiche qui sostenute, questo passaggio:
"La famiglia come società naturale, nella predominante tradizione gius-filosofica occidentale, è dunque l'opposto di ciò che i sostenitori del matrimonio omosessuale ritengono. Questi ultimi, infatti, credono, contro la storia, il diritto e la ragione, che la famiglia, come il diritto in una prospettiva più ampia, sia un semplice prodotto sociale che, in quanto tale, possa mutare al mutare delle condizioni e degli assetti storico-economici e sociali. Come non accorgersi di quante venature ideologiche sia pervasa una simile prospettiva? Come non udire l'eco lontana di una determinata impostazione di carattere ideologico, squisitamente marxista?"
Anche in questo caso, quindi, la contrapposizione tra ideologia di genere e famiglia è fondata su una visione culturalista ed egualitarista della realtà, che è la stessa che si pone alla base del preteso e dichiarato progetto ideologico di rimodellare i rapporti tra uomini e donne, attraverso la negazione dei presupposti naturali costitutivi di cui essi sono emanazione.
Quanto, quindi, la sintetica illustrazione sin qui esposta riguardi ed investa le tematiche della QM al pari di quelle della famiglia, come elementi di un medesimo disegno di ingegneria socio-educativa appare, a chi scrive, di indubbia evidenza.
Seguiranno opportune integrazioni, con maggiore disponibilità di tempo utile allo scopo.