La confusione politica

Ci sono notizie che danno veramente il senso di come le questioni femminili abbiano preso definitivamente il sopravvento su quelle maschili, indipendentemente dal sistema di valori, convinzioni ed ideali di ciascuna parte politica.
E' il caso, ad esempio, di  Roberto Formigoni, governatore della Lombardia - come si usa dire per designare il Presidente della Regione - arrivato ai vertici della cosa pubblica dopo essere stato fondatore del Movimento Popolare sotto l'egida di Don Luigi Giussani, per lungo tempo tra i massimi dirigenti della cattolicissima Comunione e Liberazione ed esponente di spicco dell'allora DC e dell'attuale PdL.
Da lui, dalla sua cultura politica, ci si dovrebbe aspettare una sensibilità diversa rispetto ai dogmi delle politiche di genere; quantomeno qualche elemento di dubbio sull'effetto discriminatorio delle famigerate "azioni positive" imposte dal femminismo e dalle culture di sinistra.

Invece, Formigoni è uno di quelli che le politiche di genere le traduce in atti concreti ed in finanziamenti specifici, con buona pace di tutte le differenze culturali tra sè e quelli (o quelle) che dovrebbero essere, sostanzialmente, i suoi avversari.
Con il suo quarto progetto per Milano, infatti, il governatore lombardo istituisce il "Comitato strategico Donna-famiglia-lavoro che potrà fin dall’inizio disporre di un finanziamento di 10 milioni di euro. A farne parte rappresentanti di imprese, associazioni familiari, giuristi, docenti universitari, sindacati, pubblica amministrazione, area socio-sanitaria, cultura, media, spettacolo, pubblica amministrazione e una consigliera di parità".
Di cosa si occuperà questo Comitato, in una regione dove l'occupazione femminile è già la più alta d'Italia?
Di agevolare ancora di più molte donne; o, meglio, di istituire una vera e propria corsia preferenziale - come per i disabili - che inducano le aziende "a cambiare la struttura del tempo di lavoro", più part-time senza decurtazioni stipendiali (assistenzialismo pubblico allo stato puro) ed un deciso cambio di mentalità che l'imprenditrice Gianna Martinengo riassume con queste parole. "conviene a tutti che anche le donne lavorino, così come conviene a tutti che anche gli uomini si occupino dei figli".
In cosa consista questa convenienza - tranne che per le donne interessate - non si riesce, sinceramente, a capire.
Ad ogni buon conto, quei dieci milioni di euro, che non sono certo bruscolini, non andranno a vantaggio di tutti i lombardi ma solo delle lombarde; qualcuno dice che queste discriminazioni sono positive e fanno bene a tutti ma, anche in questo caso, non si capisce il perché e nessuno sa veramente spiegarlo.

Ma le cattive (o stralunate) notizie non vengono mai da sole, come si dice.
Allora ti ritrovi a leggere una testata come l'Occidentale - quotidiano liberalconservatore on line della Fondazione Magna Carta - dove trovi articoli come questo, che farebbero migliore figura magari sull'Unità o su Repubblica.

Le quote rosa non hanno migliorato la vita delle donne in Afghanistan, si lamenta tale Simone Balocco.
Ma non se ne lamenta per dimostrare l'assurdità - anche in un Paese come quello - delle quote rosa e dei meccanismi delle affirmative action.
No, se ne lamenta perché ce ne sono troppo poche e perché Obama non si impegna, come ha fatto Bush, per introdurle a viva forza in un contesto totalmente estraneo - per cultura, tradizioni e costumi - alle smaniose mode ideologiche dell'empowerment femminile.
Si presume che lo faccia solo per l'obiettivo strategico finalizzato a documentare l'inefficacia delle politiche obamiane (ossia di sinistra) rispetto a quelle del repubblicano Bush, più attento ai temi del femminismo, nonostante l'estrazione conservatrice della sua cultura, rispetto al democratico Obama.
Così, una strategia di egemonizzazione delle culture mirante alla demascolinizzazione del mondo, sostanzialmente femminista e di sinistra, può diventare formalmente un argomento da liberalconservatori.

Un casino nel casino che ti fa vedere il mondo alla rovescia....

E' davvero sconfortante osservare quanta confusione di valori, significati e idee regni nel teatrino della politica e in quello dell'informazione politica.
L'unica cosa stabile e certa in questo bailamme di identità, di progetti di ingegneria sociale, di velleità rivoluzionarie e di pilotaggio delle coscienze verso una forma di conformismo totale è che nessuno, ma veramente nessuno, si preoccupa minimamente delle ricadute sul mondo maschile di tanta insensatezza elevata a sistema.
Neanche gli stessi uomini...