Mentalità uterina

Secondo la vulgata dominante l'espressione "mentalità uterina" è attribuita a G. Casanova, mentre - secondo altre letture - sarebbe da ascriversi, più esattamente, alle teorie di certo Petronio Zecchini, anatomista del tardo settecento il quale, con il suo concetto di "utero pensante", assegnava a quest'organo una tale influenza sulla psiche femminile da condizionarne emotività e comportamenti, rendendo le donne inadatte agli studi.


Secondo una lettura più attuale - non priva di riscontri concreti - con mentalità uterina potrebbe darsi quella certa tendenza femminile a valutare circostanze, situazioni e uomini in funzione delle proprie aspettative sentimental/romantico/erotiche, prescindendo da ogni altra valutazione di merito generale.
Qualunque sia il busillibus della questione, insomma, la mentalità uterina starebbe alla donna più o meno come la mentalità fallocratica starebbe all'uomo; tanto per capirsi, la prima cosa che viene in mente all'atto pratico è "vediamo se fa per me e che ci posso fare".
Sicché, certi conti tornerebbero nella loro quieta normalità, nonostante le molteplici e corposissime differenze di scopi e di mentalità.
Ma non per la raggelante Maria Laura Rodotà, penna infuocata del Corriere in servizio permanente effettivo femminista e gran mogol della misandria militante ss (senza sosta).
Sì, proprio lei che, orsono pochi giorni, gongolava soddisfatta per il tramonto del maschio bianco nell'America di Barack; "....perché Obama è cresciuto con donne forti e autonome (mamma, moglie, anche nonna)" ed, allora, ha ridotto a nove (9) su 22 membri del Cabinet presidenziale i famigerati "maschi bianchi" che, poveretti loro, sono scesi al 49% pure tra i 366 nominati nell'esecutivo presidenziale.
Una vera goduria di cadute maschili.


E' sempre lei che denunciava la disperata emergenza estetica nell'Italia maschilista - allarme, massima attenzione, altro che emergenza democratica; parole sue - a causa della quale la tirannia del CUN (canone unico nazionale) di gioventù e bellezza si aggira in modo spettrale per l'Italia, imponendo alle povere donne italiote penosissime sessioni dall'estetista, insormontabili costi di maquillage e profumi, nonché l'odioso, massacrante impegno di tempo e fatiche nello shopping, alla disperante ricerca del vestito, della scarpina e della lingerie appropriata.
Tutto perché Rosy Bindi è stata descritta, da qualcuno, più bella che intelligente, mica per altro...
Vabbé, ormai ci si è abituati a vivere con gli allarmismi vittimistici e con la misandria della Rodotà, come ci si abitua a tutto nella vita; anche a vivere con un fischio nelle orecchie o alla goccia del lavandino.
Si potrà capire, allora, il mio sbalordimento quando ho letto - tra un fischietto e l'altro - l'articolo della gran mogol Rodotà sullo Special One; quello che ha vinto lo scudetto.
Chissà perché l'amazzone si trovava nelle pagine sportive del Corriere; forse glielo ha chiesto il direttore per appassionare lettrici distratte da altri interessi, forse le è punto vaghezza di addentrarsi negli ambiti maschili per fare ancora stragi di "maschi bianchi" o chissà cos'altro.
Sta di fatto che l'informazione è il suo mestiere: ci ha reso noto che Mourinho ha "il fascino dell'uomo che divide".
Non si scherza. Mica ha vinto lo scudetto, ha fatto discutere commentatori e giudici sportivi o sta per andarsene al Real; quelle sono questioni secondarie, soprattutto sulle pagine sportive.
Ciò che interessa è sapere se alle femmine italiche "piace Jose Mourinho" e scopriamo che lo stivale rosa è spaccato letteralmente in due fazioni: "Forse perché da noi i maschi di riferimento sono anziani maggiorenti e truzzi tatuati. E il metrosexual vittorioso di respiro europeo, con gli occhi scuri e torvi e la sciarpa a cappio diventa una cartina di tornasole di inclinazioni e frustrazioni femminili. E allora. Mou «è narcisista, e degli uomini narcisisti ne ho piene le scatole». Però «è arrogante, ma si capisce che in fondo è un romanticone»"
Sembrava di essere dal parrucchiere....

Ci ripenso un attimo e mi chiedo cosa avrebbe da dire, nella circostanza, tale Petronio Zecchini, anatomista del tardo settecento, con le sue strampalate teorie sulla mentalità uterina.
Poi lascio perdere, perché come diceva Massimiliano Parente sul Giornale di domenica, reportando dalla Fiera del Libro di Torino: "...qui abbiamo ben altri problemi, siamo già alle prese con le donne italiane: se dici a una che è bella, offendi sia le brutte sia le belle, le prime per esserti appellato a una gerarchia estetica le seconde perché sottintendi che non abbiano un cervello".