Non è più tempo di belle maniere





Il garbo nobiliare e composto con cui Fabio Nestola – esponente di spicco dell’associazione Adiantum – ha replicato all'ultima aggressione ideologica verso il mondo maschile, condotta con l’abituale ferocia argomentativa dalla ormai onnipresente Barbara Spinelli, sarebbe da applausi.
Dico sarebbe – uso il condizionale – per due motivi.
Il primo è che c’è una certa incongruenza di fondo tra l’aggressione e la reazione; un po’ come se a qualcuna che ti urla in faccia che c'hai la depravazione inesorabilmente inscritta nel DNA tu rispondessi con il sopracciglio alzato: «signora, lei mi fa torto».
Il secondo è che c’è un difetto di prospettiva generale, a mio giudizio, in una parte degli argomenti addotti da Nestola.
Ma prima di inoltrarci nel commento vediamo - a beneficio di chi fosse all’oscuro della querelle in atto - di cosa si tratta.
E’ in dirittura d'arrivo al Senato della Repubblica il disegno di legge 957 in materia di nuovo affido condiviso e, di conseguenza, l’associazione di sinistra “giuristi democratici” – cellula della potente lobby femminista italiana che agisce, tra l’altro, come referente nazionale del famigerato CEDAW dell’ONU - ha ripreso ad alzare le barricate contro il provvedimento con particolare e rinnovata veemenza.
La tesi sostenuta dalle femministe si fonda sull'abituale e ben sperimentato dogma rivoluzionario della violenza di genere.
Dato che il mondo si divide(rebbe) tra oppressori (al maschile) ed oppresse (al femminile), la lotta di classe rende necessario (dicono loro) che l'ordinamento giuridico vada deformato con l'inibizione dei diritti maschili anche in materia di affidamento dei figli e il contestuale ampliamento a dismisura dei diritti femminili; quindi, no all'affido condiviso - che sarebbe persino incostituzionale, a loro parere - in nessuna forma, in nessun modo e per nessuna ragione al mondo.
Tanta mirabilia argomentativa la si potrà meglio “apprezzare” dalla presa di posizione ufficiale apparsa sul loro sito a firma, appunto, della pasionaria Spinelli e sulla stampa (Il Manifesto) a firma Laura Betti.
Al manicheismo irrazionale e distorto di questo settore lobbistico, tutt’altro che inascoltato o marginale (anzi....), ha fatto riscontro, appunto, la sola, unica e perciò già flebile replica oxfordiana di Fabio Nestola il quale, dal sito di Adiantum, parla educatamente di «informazione pilotata» sulla violenza di genere.
Con questa espressione (informazione pilotata) volendo presumibilmente fare riferimento alla pratica della "disinformatzia", quella strategia comunicativa elaborata scientificamente nella Russia sovietica dei bei tempi andati, quando la manipolazione dell’opinione pubblica ottenuta con la diffamazione sistematica dell'avversario (o nemico) era la regola dell'internazionalismo rivoluzionario e l’amore per la verità dei fatti un crimine politico ai danni del popolo da punire con il gulag.

Ciò posto, voglio sgomberare subito il campo da un potenziale equivoco.
Al netto dell'incongruenza di cui dicevamo prima, lo stile pacato e tollerante di Nestola è veramente da applausi, nel senso pieno dell'espressione e senza alcuna ironia; rimanere civili in un contesto di barbarie ideologica e di intolleranza giacobina quale quella esibita dalle femministe è un segno di grande forza maschile, un insegnamento di stile e compostezza.
Ma forse non è più tempo di belle maniere.
Non lo dico io, lo dice ad esempio Luisa Muraro che, guarda tu il caso, è femminista di punta del c.d. "pensiero della differenza" ed ha scritto un libro - Dio è violent - con il quale giustifica l'idea di un ritorno al terrore rivoluzionario e, quindi, alla violenza politica, soprattutto se pensata e agita dalle donne (è per questo che non precisa se Dio sarebbe violento o violenta).
Lo dice la Spinelli che accusa impunemente tutti gli uomini di indegnità morale e materiale.
Lo dice la teoria della violenza di genere che non è un corredario statistico scientificamente inoppugnabile, tutt'altro, ma una riproposizione del conflitto di classe ri-orientato su nuove coordinate sociali.
In realtà, dietro al combinato disposto delle tesi delle spinelli, delle muraro e delle betti - delle femministe, insomma - si cela un principio semplice semplice, destinato a non tramontare mai.
Il machiavellico fine che giustifica i mezzi.
Poco importa della verità se l'obiettivo è rovesciare le condizioni sociali.
Per rovesciare le condizioni sociali, nella rivoluzione femminista la diffamazione è lo strumento cardine e la violenza di genere il precipitato teorico da utilizzare come randello purificatore.
E' sulla base di queste considerazioni, dunque, che la tesi difensiva di Nestola - esiste anche la violenza fisica femminile, non solo quella maschile - a me sembra una resa incondizionata all'idea del conflitto di classe.
Perché qui non si tratta di stabilire chi sia più violento tra maschi e femmine e con quale frequenza, dato che, com'è evidente, la mano di una donna non sarà mai tanto pesante ed intimidatoria come quella di un uomo.
Si tratta di stabilire se la violenza fisica - che esiste, va contrastata e combattuta senza riserve, quando è vera - sia l'unica forma di violenza, di sopraffazione o di cattiveria possibile tra gli esseri umani.
O se ne esistano anche altre forme quali, ad esempio, negare ai padri l'affetto dei figli, ridurli sul lastrico, inventarsi violenze inesistenti anche per questi scopi (ma non solo per questi), fare del vittimismo isterico continuativo sul piano sociale al solo scopo di diffamare un'intera categoria umana e quindi lucrarne i relativi vantaggi politici, giuridici e personali.
Si tratta anche di stabilire una volta per tutte se faccia più male uno schiaffo o una calunnia, se il primo sia più immorale della seconda e se non sia il caso di condannare e combattere tanto l'uno quanto l'altra con la severità che rispettivamente meritano.
I fatti ci dicono che in questo tipo di violenze sottili, immateriali e senza l'uso delle mani molte donne sono vere e proprie maestre, e non da oggi ma oggi più di sempre.
E che, quindi, quella teoria della violenza di genere è una falsità inaccettabile e folle, in quanto non esiste nessuna classe sociale in posizione di supremazia rispetto all'altra su base sessuale ma solo singoli individui che abusano degli strumenti di cui dispongono - e che non sono solo fisici - per affermare il proprio volere ai danni dell'altro.
Come è inaccettabile - dovrebbe essere inaccettabile per ogni persona onesta, personalmente e intellettualmente - che sulla base di questa mistificazione ideologica si cerchi di condizionare e dirigere decisioni politiche che dovrebbero dichiarare, de iure, una colpevolezza congenita degli uomini a fronte di un'innocenza congenita delle donne.
Ma tutto questo Fabio Nestola non lo dice o lo dice solo in parte.
E, allora, con tutta la stima che ho di lui e che pubblicamente gli tributo, io dico anche a lui che non è più tempo di belle maniere e di tentennamenti ideologici.
E' tempo di fermezza e verità.