Visualizzazione post con etichetta donnismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donnismo. Mostra tutti i post
martedì 18 settembre 2012

L'uguaglianza sociale è nemica della democrazia






Prima di commentare le reazioni suscitate dalle insistenti iniziative con le quali la commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, vuole portare al 40% le quote rosa nei consigli d’amministrazione delle società per azioni pubbliche e di quelle private quotate nei mercati borsistici dei paesi aderenti alla UE, qualche premessa non guasta.
Viviane Reding
Va tenuto presente che dallo scorso mese di agosto è già in vigore, qui in Italia, il famigerato provvedimento Golfo-Mosca (dal nome delle due relatrici della legge 120/2011) che impone nella misura del 30% la "presenza femminile" nei cda in questione, provvedimento che andrà a regime dal 2015 e sin da ora nella misura di un quinto dei consiglieri; ne abbiamo già parlato in altri momenti e suggerisco una rivisitazione retrospettiva di quelle considerazioni alla luce degli attuali sviluppi.
Il testo normativo ha formalmente efficacia decennale (una bizzarria tecnico-giuridica) ma difficilmente si tornerà indietro.
Infatti dall'Europa, come detto, non paghi di questa forzatura si vuole alzare ancora l'asticella - ed anche questo, da qui, è stato previsto e denunciato - dopo di che sarà alzata ancora e ancora sino alla fatidica e artificiosa «uguaglianza di genere» prevista nei trattati.
Si tratta, con ogni evidenza, di misure di ingegneria sociale, finalizzate a modificare d'imperio «la diseguale ripartizione del potere tra i sessi», che tuttavia vengono realizzate in plateale disprezzo di due principi fondamentali delle democrazie liberali: il principio della libertà d'impresa ed il principio del merito individuale.
A questi due valori basilari del pensiero liberale classico, con cui la vecchia e ormai impolverata classe della borghesia riuscì a trasformare pacificamente un ordine sociale ingessato nei diritti di nascita, si contrappone oggi un generico principio dell'uguaglianza sociale, inconciliabile nella sua essenza tanto con il primo, quanto con il secondo di quei valori.
In realtà, in natura l'uguaglianza non esiste, neanche tra i gemelli omozigoti tra i quali c'è sempre quello più intelligente, più estroverso, più dinamico o più intraprendente dell'altro.
Tutto ciò ha delle evidenti ricadute anche sul piano dei rapporti sociali ed economici, dove "l'uguaglianza" - che è un costrutto idealtipico e, in alcuni casi, utopico - per essere conseguita deve essere imposta autoritativamente dal potere politico.
Naturalmente non bisogna confondere il concetto di uguaglianza sociale con quello, politicamente neutro, di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, che è cosa completamente diversa.
Né andrebbe manipolato il concetto di uguaglianza nelle opportunità sociali - una parità che ha senso democratico solo alle posizioni di partenza - con la conta numerica dell'uguaglianza alle posizioni di arrivo.
Ne consegue che se l'uguaglianza sociale deve essere realizzata d'imperio ciò può avvenire solo a prezzo della libertà e della meritocrazia, così come avveniva nella vecchia Unione Sovietica dove tutti erano uguali, statisticamente allineati e ugualmente sudditi di un potere politico onnipotente e padrone, che impartiva ordini sul che fare, che non fare, dove andare e dove non andare, chi essere e chi non essere.
Il fatto che il potere politico nazionale - sollecitato e incalzato dalla tecnoburocrazia europea, e ad essa complice - vada ripristinando "diritti di nascita" che non sono più legati alla casta, al censo o al titolo nobiliare ma al sesso di ciascun individuo è quindi un regresso grave rispetto a quell'ideale democratico che ormai possiamo cominciare a mettere tra le buone cose del passato.
Conforta sapere - a proposito delle reazioni cui si accennava all'inizio - che tra le isolate voci di dissenso rispetto a questa deriva antidemocratica si sia alzata anche quella autorevole di Antonio Salvi, Preside della Libera Università Mediterranea "Jean Monnet" e ordinario di finanza aziendale, il quale con un articolo pubblicato nei giorni scorsi ha definito le quote rosa «una beffa inutile e dannosa», oltre che intimamente illiberale ed autoritaria, argomentando la presa di posizione con ragionati e competenti argomenti di buon senso.
Condivisibilissima soprattutto la sua riflessione generale: «non se ne può più dell'agire politicamente corretto, di comportamenti equi e sostenibili» e, aggiungerei personalmente, del falso mito egualitario.
Ma se da un lato è confortante sapere che le riflessioni critiche e le voci di dissenso sui metodi di «lotta alle disuguaglianze» (un comandamento ad alta digeribilità spirituale) vanno lentamente - ma troppo lentamente - crescendo nella società civile, è del tutto sconfortante osservare come il mondo politico, quasi nella sua interezza, sia completamente immerso in questa grottesca pianificazione di stampo socialista.
Se, infatti, il tema della lotta alle disuguaglianze è la ragione di essere della sinistra - come Norberto Bobbio ha reso evidente anche alla più ostinata "destra sociale" - non altrettanto dovrebbe dirsi per il campo avverso, dove la battaglia politica contro l'omologazione dei cittadini e il dirigismo politico dovrebbe essere una stella polare.
Si fa quindi fatica a collocare l'On. le Lella Golfo, pasionaria delle quote rosa e prima firmataria della legge 120, in un panorama politico dotato di qualche senso, coerenza e riconoscibilità.
Sintomatica della confusione ideologica che anima questa parlamentare è la sua risentita risposta all'articolo di cui prima, nella quale - oltre all'abituale intemerata sul maschilismo, che fa sempre brodo - si legge: «...credo sia un sacrosanto dove­re della politica intervenire quando i "normali" meccanismi di mercato produ­cono storture, introducendo correttivi in direzione del bene comune e del miglio­ramento della struttura produttiva.»
Quando una cosa del genere la dice Fassina - responsabile economico del PD, che tornerebbe volentieri a nazionalizzare le imprese e socializzare le perdite - lo si può capire; ma se la dice la Golfo, no.
Evidentemente, la Golfo è andata alla stessa scuola economica di Fassina; ma allora non si capisce cosa ci stia a fare nel centrodestra.
L'On. le Golfo non è tuttavia la sola del suo schieramento ad alimentare la confusione, considerato che la legge sulle quote rosa è stata votata dalla maggioranza dei suoi colleghi di partito e di coalizione.
Quindi, di quale centrodestra stiamo parlando?
E quali pessime conclusioni trarne?
Quando avvertiamo - come sempre più spesso capita - che la democrazia è messa in pericolo, che ci stiamo avvicinando pericolosamente al pensiero unico, quando vediamo ridursi gli spazi di dissenso e di libertà, quando capiamo che il momento del voto va perdendo gradualmente di significato e che la contesa politica è un teatrino stucchevole impersonato da personaggi inadatti e confusi (se non peggio), quando all'incapacità degli eletti si aggiunge l'indifferenza degli elettori, quando l'irrazionalità dell'antipolitica prende il sopravvento sulla razionalità delle scelte, quando comprendiamo di essere governati da luoghi distanti e inaccessibili che lavorano per la sovietizzazione strisciante dei rapporti sociali ed economici, non chiediamoci semplicemente chi sia ad attentare alla democrazia.
Chiediamoci, piuttosto, chi sia mai che potrà impedirne il tracollo.

Continua: "L'uguaglianza sociale è nemica della democrazia"
giovedì 31 marzo 2011

Spiegamenti di forze

La giornata della donna è appena trascorsa, oggi c'è quest'altra celebrazione nazionale, tra un pò sarà la festa della mamma, poi verrà la giornata internazionale dell'eterno femminino, l'anno sabatico della vulva, il decennio della siliconata verace, il secolo della malafemmina, il millennio del dio truccato e non ci affacciamo troppo oltre nella previsione del futuro@lfemminile.

--------------------------------


Quanto tempo è passato dal giorno 8 marzo 2011 - annuale giornata celebrativa della donna - ad oggi 31 marzo 2011?
A contarli si enumerano poco più di una ventina di giorni; ossia qualche centinaio di ore, qualche decina di migliaia di minuti e tralasciamo il computo dei secondi e delle ulteriori frazioni centesimali o millesimali di tempo.
Eppure questo breve intervallo - durante il quale il mondo si è permesso distrarsi con faccenduole insignificanti come la crisi libica, la guerra civile fredda nostrana o il maremoto giapponese - deve essere sembrato un'eternità alle sacerdotesse della questione femminile ed al loro sbertucciato codazzo di "maschietti" devoti.
Tant'è che non hanno resistito alla tentazione di lanciare una nuova celebrazione urbi et orbi in preda ad un "donnismo" irrefrenabile e compulsivo.
Stavolta il terreno del cantico promozionale donnista - la colonna sonora di sottofondo del nostro tempo - si svolge sul web, ma la parziale delimitazione del mezzo mediatico non tragga in inganno; lo spiegamento di forze è impressionante.

Si tratta della quarta edizione di webalfemminile, un progetto di responsabilità sociale - come lo definisce annunciandone l'avvio il giornale.it - promosso dalle aziende Microsoft, Acer e Cluster Reply (società di consulenza per lo sviluppo informatico delle aziende), denominato futuro@lfemminile, che corre in rete proprio quest'oggi.
Tanto per sottolineare quanto siano discriminate dalla società queste povere donne, va considerato che l'iniziativa gode anche del sostegno di ING DIRECT e di Unilever, si avvale anche della collaborazione di Coca Cola e della casa cinematografica Universal, nonché del partenariato editoriale di eBay e di Dire Donna.
Un partito politico o un'iniziativa culturale con altri contenuti non riceverebbe tanto sostegno da parte del mondo economico privato; il quale, evidentemente, mira anche ad ingraziarsi il vasto e lucroso mercato femminile, pubblicizzandosi con tematiche ideologiche compiacenti che lisciano il pelo del "pilu".
L'obiettivo - manco a dirlo - è la promozione della donna nella società, la sua centralità (...?) nella vita politica, il sostegno alle sue conoscenze, la stampella allo sviluppo di categoria, il soccorso alle sue ambizioni, il paracadute dei suoi problemi, il suo radioso futuro nei secoli dei secoli e via di questo passo.
Si sta parlando sempre de "la donna"; soggetto collettivo indiscriminato declinato al singolare.
Per conseguire questi obiettivi di colonizzazione della realtà in via prevalente ed esclusiva, la kermesse - così la chiamano - metterà in contatto (probabilmente lo sta facendo in queste ore) «esperti, VIP, esponenti del mondo politico, giornalisti, manager e cittadini, sfruttando uno strumento democratico e universale come Internet per scambiarsi opinioni, esperienze e delineare insieme nuove opportunità per attuare il cambiamento verso una reale parità di genere.»
Di quale parità voglia farsi carico un'apologia unilaterale non sappiamo spiegarcelo.
A giudicare dai titoli dei dieci canali tematici che caratterizzano la "kermesse", peraltro, l'obiettivo che sarà raggiunto è sicuramente la legittimazione e l'invito all'egotismo femminile più sfrenato: io sono bella, io risparmio, io e la tecnologia, io al passo coi tempi, io lavoro, io in politica, io e il mio pc sicuro, io mamma, io nel sociale, io e il cibo.
Un IO reso talmente ipertrofico da consentire la sola compresenza (io e...) di tecnologia, pc sicuro e cibo; niente e nessun altro che questo.
La giornata della donna è appena trascorsa, oggi c'è quest'altra festività nazionale, tra un pò sarà la festa della mamma, poi verrà la giornata internazionale dell'eterno femminino, l'anno sabatico della vulva, il decennio della siliconata verace, il secolo della malafemmina, il millennio del dio truccato e non ci affacciamo troppo oltre nella previsione del futuro@lfemminile.
Insomma, per le donne è una celebrazione continuativa, con massiccio dispiegamento di mezzi celebrativi e di cantori professionisti.
Quegli altri imparino ad adattarsi; non è più il loro tempo.
Continua: "Spiegamenti di forze"